SIAMO ALLA FINE DEI COOKIE PUBBLICITARI? GOOGLE DICE DI SÌ

La pubblicità online sta cambiando per permettere l'invio di annunci pubblicitari personalizzati senza fare ricorso a cookie di terze parti.
Google chiede agli inserzionisti di ripensare il modo d'uso dei tracker pubblicitari. È già disponibile un concetto alternativo del gruppo tecnologico statunitense.

Con tutti i problemi legati alle normative sulla privacy e agli interventi di Apple sui nuovi OS le regole che gestivano il tracciamento con l’aiuto dei cookie per presentare pubblicità mirate deve essere ripensato completamente. L’industria pubblicitaria su internet deve quindi adattarsi e rivedere  il proprio modo di lavorare.

Durante la fiera pubblicitari DMEXCO a Colonia il top manager di Google Matt Brittin, che supervisiona le attività di Google in Europa, Medio Oriente e Africa, ha dichiarato che: "La transizione verso un mondo senza cookie di terze parti significa che dobbiamo ripensare alla tecnologia che sta alla base di gran parte dell'ecosistema pubblicitario online”. E’ evidente che quindi devono sviluppare sviluppare nuove soluzioni incentrate sulla protezione dei dati.

I cookie sono piccoli file che un browser salva sul computer o smartphone. Poiché i cookie spesso contengono identificatori univoci, consentono ai siti Web di riconoscere i loro visitatori. I cosiddetti cookie di terze parti non vengono impostati dal sito web visitato, ma da contenuti incorporati da altri siti. Ciò consente ai fornitori di servizi pubblicitari di tracciare gli utenti su pagine e siti diversi.

Secondo Brittin i cookie di terze parti sono una tecnologia che viene sempre più utilizzata in modo improprio. Gli utenti trovano alcuni degli annunci pubblicitari invadenti e fastidiosi e utilizzano sempre più spesso programmi o plug-in per bloccarli. Benché utili gli ad-blocker sono comunque degli strumenti alquanto grezzi e impediscono ai siti di finanziarsi perché in pratica tutte le pubblicità vengono bloccate.

Il divieto totale della pubblicità personalizzata va impedito perché, in assenza della stessa, si metterebbe in pericolo l'esistenza del web gratuito finanziato dalla pubblicità. Per rendersi conto della portata di questi cambiamenti uno studio realizzato  dall’Interactive Advertising Bureau ha rilevato che il passaggio dalla pubblicità personalizzata a quella non personalizzata potrebbe costare 39 miliardi di euro all'anno.

Concetto alternativo “Topics” (Argomenti)

Google sta quindi sviluppando un concetto alternativo chiamato "Topics" (argomenti), in cui è il browser stesso a creare un profilo di interesse senza trasmettere dati agli inserzionisti che potrebbero essere utilizzati per l'identificazione specifica. Viene così fornita una nuova tecnologia che consente agli utenti di vedere pubblicità pertinenti senza compromettere la loro privacy o essere tracciati su tutti i siti web.

Google aveva già annunciato all'inizio del 2020 che avrebbe gradualmente eliminato il supporto per i cookie pubblicitari nel proprio browser Chrome. Dopo le proteste del settore pubblicitario, questa scadenza è stata prorogata alla "seconda metà del 2024". Quella data è fissata e non più prorogabile.

Al DMEXCO, Google ha annunciato altri due nuovi strumenti per abilitare la pubblicità rispettosa della privacy. Google “Ads Privacy Hub” è progettato per aiutare gli inserzionisti a comprendere e valutare le nuove soluzioni pubblicitarie rispettose della privacy. Il secondo strumento è rivolto agli utenti: "My Ads Center" è progettato per offrire agli utenti un maggiore controllo sugli annunci che desiderano vedere su YouTube, Ricerca Google e Discover. In quest'area puoi scegliere quali annunci vuoi vedere e quali no.

Per pubblicitari, inserzionisti e per coloro che fanno affidamento alla pubblicità per finanziare le loro attività sarà un mondo tutto da scoprire.

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